Loading...
Interludio – Verso l’Ignoto2018-11-20T09:10:42+00:00

Voci di Andor – Interludio

Lande Esterne – Ventesimo giorno dell’undicesimo mese del ciclo 1345

Messaggio di Isao affisso su una bacheca di legno in modo che tutti possano leggerlo.

Come tutti dovreste sapere, abbiamo trovato questa specie di vecchia stalla dismessa, fatta di mattoni e metallo e, con i dovuti aggiustamenti potrà farci da casa per qualche giorno.

Siamo un gruppo di quasi cinquanta persone e non è semplice muoversi tutti insieme, soprattutto con malati e feriti, che guariscono in modo progressivo ma lento.

La stagione poi sta diventando dura, fredda e ventosa. Siamo tutti stanchi e dobbiamo rifiatare, riposare. La nostra condizione però ci costringe a tenere sempre gli occhi aperti.

Fortunatamente non abbiamo subito né attacchi né agguati. Nessuno ci sta seguendo e queste terre sembrano abbandonate e prive di interesse di alcun tipo. È solo una terra di passaggio, che ci porterà nuova conoscenza e quella speranza che tutti noi desideriamo ardentemente.

So che non tutti credete che la scelta fatta sia stata la migliore. Non possiamo essere una famiglia e non dobbiamo andare sempre nella stessa direzione. Ma io credo che insieme siamo più forti e che capiremo chi siamo, in modo da poter tornare a casa senza mettere in pericolo anche i nostri cari che non sono chiamati “Estranei”.

Vi chiedo dunque di cercare di superare diffidenze e differenze, e condividere questa esperienza con gli altri vostri compagni di viaggio. Intorno al fuoco saremo tutti diversi e uguali insieme, io credo.

Aranya organizzerà le ronde per proteggerci e presto dovremo inviare qualche coraggioso a vedere se la strada verso il villaggio di Guinan sia sicura. Non dovrebbe mancare molto, a seconda delle informazioni in nostro possesso, circa dieci giorni di cammino. Forse quindici.

Altri volontari andranno in cerca di cibo per tutti, perché le scorte stanno arrivando al limite di sicurezza.

Alcuni invece distribuiranno vestiti e mantelli di lana che abbiamo portato con noi nei carri; ci sono inoltre delle coperte ispide, ma calde. Ricordiamoci di dare priorità ai malati, ma dovremmo averne per tutti.

Siamo anche in attesa di accogliere un nuovo piccolo gruppo di estranei che sono riusciti a salvarsi e mettersi in contatto con noi.

Vi ringrazio, Isao.”

Il vecchio ma fiero solitor finisce di leggere e poi sbuffa, cercando un interlocutore sicuro ai suoi dubbi.

Ragazzo, tu si, proprio tu. Sono appena arrivato. Ho solo una domanda e spero che la tua risposta sia affermativa. Cerco un giovane Solitor di nome Jakko. Dimmi che è qui con voi. Sono suo nonno.

Carovana in viaggio – ventottesimo giorno del decimo mese , Ciclo 1345

Si è prossimi al tramonto di un’altra giornata di viaggio attraverso lande ignote.

La carovana, composta da quattro carri, si è fermata per consentire di formare un cerchio di tende allo stile dei Furenter, attorno a cui vengono posti i carri a protezione. Viene acceso un falò centrale e fiaccole per tenere lontane fiere e bestie mostruose.

Tutti coloro che hanno un’arma si prestano per fare turni di guardia, mentre il fabbro si mette a disposizione per la cura delle lame. Coloro che non sapevano usare un’arma, fino ad oggi, sono solleticati dall’idea di imparare. Costretti a dormire fuori da grotte o costruzioni, ognuno lo affronta a modo suo: chi stringendo ricordi dei propri cari, meditando inalando dell’incenso, guardando le stelle, oppure cingendosi la vita di una fusciacca color dell’oro e dormendo nel carro.

Secondo i calcoli e le informazioni che hanno in mano, dovrebbero essere giunti a metà del viaggio per arrivare a Guinan, ma i monti che fanno di riferimento per svoltare poi a destra rimangono ad almeno dieci giorni di cammino.

La consapevolezza raggiunge i cuori come una doccia gelata. Il viaggio sarà molto più lungo. Trenta giorni, almeno. Viene tracciato il percorso sulla mappa, qualcuno annota i posti scoperti finora, così da aggiornarla in futuro.

Già, quale futuro?
Il parlottare tra le varie persone fa emergere dubbi e ovviamente… paure.

Tornare indietro è fuori discussione, va ripensato il viaggio per fronteggiare pericoli, intemperie e prime necessità. Le scorte sono ancora bastanti, e fortunatamente tra i beni dei viandanti vi è almeno un çatal, che consente di scovare falde acquifere pulite per rifornirsi. Procurarsi il cibo al momento non è un problema e ognuno porta le proprie conoscenze per ottimizzare al meglio le scorte.

Una delle tende è preposta ad infermeria, per tutti coloro che erano prigionieri della base e sono stati portati in salvo; molti sono allo stremo delle forze, hanno bisogno di cure accurate che il viaggio in carovana consente soltanto alla sera. Stanchi, emaciati, e denutriti, i Prana non sanno dire con certezza se e chi sopravviverà di coloro che sono stati liberati.

Giunge il primo turno di guardia, la notte cala come un manto scuro spegnendo il sole e accendendo le stelle su di una landa sconosciuta. La tensione è palpabile, a volte le differenze culturali emergono, ma alla fine ciò che prevale è l’istinto di sopravvivenza. Qualcuno poi ha generosamente bollito del vino sul fuoco, aggiungendo una spezia profumata. Un Natus, incredibilmente, porta delle tazze di legno con la bevanda calda a coloro che fanno la guardia.

L’alba infine sorge, come un sospiro di sollievo, mentre tutto si rianima, pronti per un nuovo giorno di cammino.