VOCI DI ANDOR – EPISODIO 2

Lande Esterne, 10mo giorno del 5 mese, ciclo 1346

“Come è fatto il Villaggio Tabor?”

“Perché si chiama così?”

“E’ ancora tanto lontano?”

Maponus sorride, sedendosi su di un tronco caduto, all’ora di cena, di fronte al fuoco scoppiettante. La sera è l’unico momento in cui alcuni possono ritrovarsi, e comunque non tutti. Molti sono stremati e dopo un pasto frugale si infilano sotto le coperte, altri fanno turni di guardia, sincerandosi che i fuochi rimangano accesi. I più giovani, o i più curiosi, invece si raccolgono attorno al falò, mentre bevono un bicchiere di vino caldo, stretti nelle coperte e nei mantelli. Alcuni giocherellano con alcuni rottami, mentre Sokka gesticola qualcosa a Inari indicando il suo arco, e Roniga interpreta quello che il fabbro cerca di comunicarle. L’espressione di Inari è a metà tra lo sconforto e l’esasperazione.

Seaghdha è in un angolo con pile di fogli, ogni tanto ne appallottola uno, ne straccia un altro, lancia un’occhiataccia e bofonchia in direzione del Liath.

La piccola Solitor, dai capelli color dell’ebano e dalla memoria corta continua a tempestare di domande Maponus, e attorno a lui si riuniscono i Ne Mu Ji che riconoscono l’importanza della sua figura, ansiosi di saperne di più.

Il saggio esala un sospiro, e alza lo sguardo verso le vette che si avvicinano ogni giorno di più. “ Vi sono tre costruzioni di pietra, tutte molto vicine, una più piccola e due più grandi. Non posso dire molto su cosa vi sia all’interno, perché è giusto che non sia io a parlarvi di cosa troverete o cosa non troverete, perché adesso dobbiamo pensare al viaggio per giungervi e non farci confondere da ciò che ci aspetta… per il principio…” e guarda Kyna “Della Concentrazione” conclude la Ne Mu Ji abbassando la testa con un cenno di assenso.

Lande Esterne, 30mo giorno del quarto mese del 1346

La carovana ha dovuto muoversi in tutta fretta a causa di una tempesta in arrivo dalla costa, verso le montagne. Maponus sa di una zona riparata dove i carri non rischiano di essere capovolti, forse i teli si potrebbero parzialmente squarciare. Durante il viaggio un paio di persone dall’interno dei carri mettono delle toppe di rinforzo dove la stoffa è più consumata. Si fermano in questa zona, un’ansa che è refrattaria al vento, e trovato il punto riparato si accende il primo fuoco, monitorandolo. Adesso vanno montate le tende.
Il Clan della Spira si è aggiunto alla comitiva, sebbene rimanga notoriamente in disparte, una macchia nera che risalta come un pugno nell’occhio. Ci sono giovani e anziani, ma i giovani sono la parte preponderante. Osservano i viaggiatori della carovana, adesso che li vedono da vicino, non senza una certa curiosità… per chi ha il dono dell’empatia, e incrocia il loro sguardo, nota anche una certa invidia.
Il Clan della Spira si dà da fare, sono tante piccole api operaie che si aiutano l’uno con l’altro e si prestano ad aiutare i viaggiatori. Vi è qualche Estraneo tra di loro, e v’è modo di accorgersene standogli accanto mentre con le loro mani callose aiutano ad erigere le tende. Ne hanno anche loro, dei colori tipici del deserto, ma screziate di colori del bosco per camuffarle meglio.
Alla guida di tutti si erge Amura, che nonostante la sua bassa statura, viene seguita come una amorevole madre. Nessuno la contraddice, ed è evidente il forte legame tra lei ed i suoi confratelli. Si salutano, incrociando le mani con l’avambraccio. Un segno di forza, e di sostegno reciproco. È il saluto tipico dei Furenter, e ogni perifero di Koraka lo sa. Alla sera, si riuniscono in circolo, attorno alla tenda più grande, ed inalano l’incenso, mentre qualcuno – probabilmente il loro Tuhinga – racconta le storie dei loro antenati.
Raccontano di Ra e Marama, della prima grande battaglia, di Kahless, e delle prime tribù.
C’è qualcuno che li osserva, da poco lontano. Amura e Rua invitano chiunque voglia ad unirsi al loro cerchio sotto la volta notturna.

Lande esterne, ventiduesimo giorno del 1346

Era tardo pomeriggio, avevano camminato solo alcune ore e Guinan era ancora vicino. Caricare i carri e coordinarsi aveva portato via qualche ora. Ormai si erano fermati quasi tutti, mancava solo che rientrasse la retroguardia degli Estranei rimasti a controllare che nessuno li seguisse. Si erano lasciati alle spalle momentaneamente i pericoli.

I due Exit appaiono da una curva del sentiero, con loro due figure avvolta in pesanti mantelli da viaggio. Uno dei due solleva il volto verso la carovana; Sidmon è il primo a scorgere di chi si tratta:

“Dan! Volevo dire…Sarakuna, principe, non pensavo di rivedervi così presto!”

“Tra noi lasciamo da parte i convenevoli. Sono semplicemente Dan, l’Estraneo, come voi. Ho parlato con mio padre ed i consiglieri e – stranamente – abbiamo convenuto che per qualche tempo, finché la reggenza del Sarkin è forte, avrò il permesso ed il dovere di vedere un po’di questa terra asciutta. Cercherò di aiutarvi come posso, accompagnato da un Prana del mio popolo, con l’ottica di scambiarci conoscenze.

Spero non vi dispiaccia se mi unisco alla vostra spedizione verso…Dove è che si va?”

Qualcuno punta il dito verso le montagne lontane:

“Andiamo verso la Barriera, così dice Maponus dei Ne Mu Ji”

Lande esterne, mattina del ventunesimo giorno del 1346, verso nord ovest

Prima di ripartire per il tragitto previsto, Sidmon e Isao si gustano un veloce caffè di prima mattina: 

I: “Tutto bene a livello di sicurezza, vecchio amico Ne Mu Ji?”

S: “Si, nessuno sembra inseguirci, nessun pericolo particolare da segnalare, ma teniamo gli occhi aperti sempre. Stiamo smantellando il campo velocemente e tra meno di un’ora saremo pronti per ripartire.”

I: “Mi sembra perfetto.”

S: “Tu invece Isao, mi sembri preoccupato. Tua moglie ti fa impazzire?”

I: “Yume è tranquilla e smettila di prendermi in giro. Ho qualche pensiero si…”

S: “Se non ne vuoi parlare non me la prendo, stai sereno.”

I: “Non ho molto da dire….pochi giorni fa mi è capitata una strana cosa. Stavo imbottigliando il mitsu avanzato ed ho avuto una specie di sogno ad occhi aperti, ma ero sveglissimo. Davanti a me c’era una sagoma, credo femminile, e stava piangendo. Si stava disperando per qualcosa che stavo dicendo io, credo. Non ho capito bene di cosa stessi parlando, ma stavo leggendo da un foglio spesso che conteneva un sacco di numeri…forse legati a qualche prezzo di materiali, oppure non so. Ricordo bene che mi sembrava di essere me stesso, ma nello stesso tempo c’era qualcosa di strano. Non so, forse sarà soltanto stanchezza.”

S: “Forse non è solo spossatezza, amico mio. Credo di aver avuto una esperienza simile alla tua…e penso che converrebbe parlarne con tutti gli altri.”

Lande esterne, mattina del sedicesimo giorno del 1346, Guinan

Il resto del gruppo degli Estranei arriva presso Guinan con i sei carri carichi delle provviste Aurian e pronti per partire verso un lungo viaggio.

L’accigliato Ne Mu Ji chiamato Maponus, radunati tutti, prende la parola con fare pacato ma deciso:

“Sembra sia tutto pronto per partire. Vi darò le informazioni utili durante tragitto. Le provviste raccolte dovrebbero bastare, il viaggio sarà di circa trenta giorni, ma l’Osservatorio non è accessibile con i carri, quindi dovremo formare un gruppo che verrà nel nostro villaggio a piedi. La nostra comunità di confine protegge i territori conosciuti da molti, molti cicli, e noi abbiamo ereditato l’antico nome con cui quell’insediamento è stato sempre chiamato: Villaggio Tabor.”