Voci di Andor – Interludio

A Nord Ovest dei Monti Aeland, ventunesimo giorno del decimo mese, anno 1346

Maaka Lomu è seduto accanto al fuoco, dopo una cena abbastanza soddisfacente. Ma intorno a lui ci sono diversi malumori, il mitsu sembra del tutto finito ed il nuovo aggregato non estraneo, il solitor Zuka, sta tentando di coinvolgere più persone possibili per una “caccia all’erba giusta” nei dintorni boscosi, per poter riuscire a distillare altro prezioso viso speziato.
 
Sidmon guarda il solitor con fare scettico e poi si siede accanto a Lomu, i due si lanciano una occhiata d’intesa, ma non aprono bocca. Nel via vai, Isao, che era rimasto abbastanza confinato in un carro per l’inizio del viaggio, si siede vicino al Ne Mu Ji e si mette a fissarlo in modo abbastanza insistente, costringendo Sidmon a rompere quel placido silenzio….
 
S: “Vuoi parlarne ancora Isao? Se la mia spiegazione non ti ha convinto, posso veramente farci poco.”
 
Il natus sorride e ignorando Lomu, si pone davanti al ne mu ji piegando leggermente la testa in avanti:
 
I: “Amico mio, non è che sto sempre a pensare a quello che fai tu. Stavo riflettendo su come rendermi utile ora…”
 
S: “Isao, come sempre, cosa sarebbe cambiato?”
 
I: “Sidmon, non ho più molti tagi, ho inviato i cento a Tabor, prendendoli tutti dalle mie tasche, e poi ho dovuto cedere la mia parte di locanda, e no, non mi è stata data indietro…”
 
S: “Ah no? Credevo e speravo di si…”
 
I: “Non ho voluto insistere. Se ne sono felice? No. Credo mi renderò un po’ utile nei prossimi tempi con l’arte del prana, insegnerò quello che so a chi so io, e poi chissà. Il mondo è grande.”
 
S: “Mica vorrai andartene Isao?”
 
I:” No. Non ancora, ma certamente dovresti farlo tu, e subito.”
 
Il Ne Mu Ji sembra sorpreso dalle parole del natus, e lo fissa senza proferire verbo.
 
I:” Sidmon, pensi di poter proseguire come se non fosse cambiato nulla? Se il Capitano ti cerca, siamo diventati tutti un bersaglio, ma c’è di più. Non sei stato sincero, quindi la fiducia per quanto mi riguarda non c’è più. Dopo tutto quello che hai fatto, facci un favore e sparisci.”
 
Lomu sembra voler intervenire ma il Ne Mu Ji gli fa comprendere con un cenno della testa di non interferire. Sidmon non guarda più in faccia Isao, si alza in piedi, prende il suo arco e scompare velocemente nella boscaglia.
 
MENO 13 GIORNI

Lande Esterne, poco dopo l’alba del 15° giorno del primo mese, ciclo 1346

Il risveglio è traumatico ma necessario.

Sidmon ha gli occhi piccoli ma vigili e fa un cenno veloce a Maaka Lomu.

“Fai il giro di tutto il circondario, assicurati che tutte le impurità siano state eliminate. Dai fuoco a tutto quello che ti sembra puzzi di corrotto anche solo per un istante. Fatti aiutare, che dobbiamo partire in velocità.”

Il Furenter annuisce con un lieve sorriso e scatta verso gli alberi a sinistra, mentre il Ne Mu Ji si sgranchisce i muscoli del collo e si muove lentamente verso destra.

“Sidmon, un attimo!”

Dietro di lui vediamo Buranhettin il Prolisso che sembra ancora più rosso in volto del solito e respira a fatica….

“Isao dice che ha ricevuto la risposta al suo messaggio e possiamo partire anche subito. Renderà edotti tutti durante il viaggio verso ovest e verso Guinan, ma prima ci muoviamo e prima riusciremo a trovare un riparo per la notte. e…”

Sidmon mette una mano sulla spalla dell’Exit e lo interrompe prima di essere investito da altre mille parole…

“Mi hai detto tutto quello che mi serviva. Muoviamoci.”

Lande Esterne, quattordicesimo giorno del primo mese, ciclo 1346, Aamulla la Skald saluta alcuni estranei che si preparano a partire con il gruppo.

“So che non è sicuro, qui.

Ma questa è la nostra storia, e sento che non è ancora terminata.

Lo aspetterò qui. Preparerò la Jurtir che Okamura tanto ha imparato ad amare.

Vi auguro di trovare quello che state cercando, e non so ancora come ringraziarvi.

Mi avete salvato e dato una nuova possibilità.

Scriverò una storia su di voi, e quando tornerete indietro venite a trovarci.

Mi troverete qui.

E se non ci vedremo più….raccontate la nostra storia.

Il finale lo lascio a voi.

Fate che sia lieto…”

Lande Esterne, quattordicesimo giorno del primo mese, ciclo 1346

Il sole era alto nel cielo ma, nonostante la bella giornata, la temperatura era molto bassa a causa della stagione, un leggero velo di neve ancora copriva il terreno dalla notte precedente.

Due Solitor si stavano scambiando colpi di lancia per allenamento sotto la supervisione di una terza persona, la pelle viola e le striature rosate risaltavano rispetto alla bianca pelle dei due.

Il terzo fa un cenno per fermare i due: “Iikka, Jakko, dovete sprecare meno energia nel colpo finale, deve essere molto più corto e veloce, tentate di distrarre l’avversario avvicinandovi il più possibile con la punta della lancia, usando meno energia possibile. Quando siete abbastanza vicino e in posizione, con un singolo colpo fate uscire tutta la forza che avete nelle braccia e nelle gambe, spingendovi in avanti.”

Un piccolo gruppo di persone osservava l’addestramento, più per la curiosità del nuovo arrivato che per altro. La scoperta di un membro di questo nuovo popolo, gli Aurian, era stata una delle cose più sorprendenti successe nell’ultimo periodo. E non che ne fossero successe poche di cose strane, ultimamente.

Le informazioni che l’Aurian aveva fornito su di loro erano girate in fretta:
vivono in un complesso di isole molto più a sud nel Lago Sconfinato, senza aver mai avuto contatti con popoli diversi dal loro. Viaggiano tra una e l’altra su delle barche simili a quelle che usano i Ne Mu Ji nella loro foresta, ma da come ne parla sembrano essere un poco più grandi. Non conoscono leggende o storie sulla Grande Esplosione e hanno sempre vissuto su quelle isole, cosa ancora più strana. Inoltre, non hanno conoscenza né della Cittadella né delle Maschere Metalliche.
Asserisce tutto il suo popolo sia governato da un’unica persona che chiama “Re” e che si fa aiutare da un Consiglio di Anziani, per prendere le migliori decisioni per il bene di tutti; dice sono pacifici e non ci sono praticamente mai scontri interni.

Finito l’addestramento l’Aurian si avvicina agli altri due con un sorriso: “Molto bene, avete fatto grandissimi progressi, anche voi Solitor ve la cavate bene con le lance.”
Poi continua: “Purtroppo questo penso sarà l’ultimo addestramento che riusciremo a fare, fra un po’ dovrò staccarmi per andare a recuperare la mia barca per tornare dal mio popolo. Farò di tutto per tornare il prima possibile con una nostra delegazione, dopo aver convinto il mio Re che è necessario un incontro tra i nostri popoli, prima che queste che chiamate Maschere Metalliche diventino un problema anche per noi. Ci rivedremo a Guinan, non penso sia un posto così pericoloso come si dice, e conto di vedervi in ottima forma”

Lande Esterne – tredicesimo giorno del primo mese, ciclo 1346

“Isao è molto stanco. Quando lo vedi gesticolare e non riuscire a concentrarsi su nulla, vuol dire che è più che stremato. Forse avrebbe bisogno di un aiuto o di tanti aiuti tutti insieme…

Forse non si è ripreso dalla morte di Yume e forse non lo farà mai. Ora può solo andare avanti anche se non tutti comprendono perché, e se, questo pericolo sia veramente così terribile come sembra.

Ma se lui si comporta così, è perché vuole salvarci tutti. Non c’è altro dietro. Anche se non è riuscito a salvare lei. E no, non può tornare indietro e rifare le cose.”

“”Isao dovrebbe smettere di parlare di se stesso in terza persona. Diventa inquietante” L’arguto Solitor si avvicina al Natus con un lieve sorriso.

“Caro Martti, mi sa che hai ragione. Torniamo alla realtà. Dobbiamo partire verso ovest e verso Guinan al più presto.”

“E con la furenter che si fa?”

“Non capisco perché Vento del Deserto abbia inviato il suo secondo in comando e lo abbia così sacrificato se la sua intenzione era quella di scappare. Poteva facilmente rinunciare a quell’Aurian e di certo la sua vita non sarebbe cambiata per una manciata di Tagi. Quindi, spero che risponda al messaggio che le sto per inviare. Sempre che i messaggeri riescano a trovarla.”

Lande Esterne – undicesimo giorno del primo mese, ciclo 1346

Aranya Fiamma del Crepuscolo parla a tutti gli estranei, prima che le luci delle sera avvolgano tutto…

“I rastrellamenti continuano, purtroppo. Questa informazione è giunta a noi da fonti sicure. Sembra però che il nostro gruppo si sia ben mosso e non siamo inseguiti da nessun malintenzionato, che sia della cittadella o un altro pericolo a scelta. Siamo qui anche per proteggere i nostri cari che non hanno avuto il nostro destino e questo…simbolo sulla pelle, nella speranza che siano lasciati tranquilli nei sicuri villaggi e di riabbracciarli presto….

Siamo riusciti a far recuperare altri estranei in pericolo e ci ricongiungeremo con loro tra poche ore. Inoltre, siamo vicini al punto di incontro con il contatto che dovrebbe darci delle informazioni rilevanti sulla nostra situazione particolare….organizzeremo un gruppo che seguirà Isao e recupererà queste preziose notizie, mentre il resto della carovana rimarrà protetto in un luogo sicuro…”

Lande Esterne – nono giorno del primo mese, ciclo 1346

Iikka cerca pace nella poca vegetazione vicina, dopo un giorno di duro cammino. Intorno a lui spicca un grande silenzio in cui si immerge, come se Gea volesse proteggerlo e cullarlo…ma quella quasi totale assenza di suoni è assai strana anche per i sensi e l’istinto del druida Solitor, che riapre gli occhi con un’aria perplessa e infastidita.

“Questo strano silenzio sembra seguirci, tappa dopo tappa. Cosa vorrà comunicarmi Gea? Non è un messaggio chiaro, oppure io non riesco a sentire come dovrei…”

Lande Esterne – settimo giorno del primo mese, ciclo 1346

La giovane e fiera Furenter scruta il suo accigliato interlocutore, all’alba di una nuova giornata.

“Sidmon, quindi? Novità dalla ronda notturna?

No. O forse si.

Non ho capito….sarai certamente stanco, ma ti pregherei di essere più chiaro.

Aranya…ho una strana sensazione alla testa, e non è positiva. Non è un dolore ma una specie di lieve rumore persistente. Sarà la vecchiaia o questa solitudine notturna mi starà facendo impazzire. Non ero più abituato a tutto questo silenzio….

…mi spiace, vai a riposare, hai qualche ora e poi la carovana dovrà riprendere il cammino.

Ti ringrazio…solo una cosa. Abbiamo intravisto nella notte alcune strane ombre intorno a noi, nella vegetazione. Le abbiamo seguite, nel silenzio. Ma nulla. Probabilmente un inganno dell’età…”

Lande esterne, quinto giorno del primo mese del ciclo 1346

Dialogo tra due giovani Natus

X: Credo ci fermeremo tra poco, sta per arrivare sera, è sensato accamparsi.

H: Si amico mio, so anche che ci sono altri due carri di estranei dietro i nostri, poco lontani, e che ci incontreremo con loro tra pochi giorni. Probabilmente altri sfortunati liberati dal gioco della cittadella…

X: Ma dimmi…questa cosa che gli estranei come noi imparano all’improvviso a fare cose nuove, è vera?

H: Dicono di sì, però non so farti esempi chiari. A me non è successo e non ho testimonianze dirette.

X: Nemmeno io, a parte il fare un sacco di sogni che non riesco a ricordare mai al mattino. Spesso mi sveglio spossato e già stanco. Succede anche a te?

H: Hmmm…si, in effetti. Che confusione. Stiamo scappando, ma la meta alla fine quale sarà?

Lande esterne, secondo giorno del primo mese del ciclo 1346

Isao, come va stamattina?

Molto stanco, non ho dormito stanotte.

Problemi?

No, ho avuto l’informazione che stavo attendendo. Aiutami a spargere la voce, cominciamo a prepararci per partire, entro domani mattina. Riempiamo i quattro carri, rifocilliamo i cavalli, facciamo altro rifornimento di cibo e acqua nel piccolo boschetto qui vicino. I feriti sono spostabili?

Certamente, ne dovrebbero essere rimasti soltanto un paio di gravi perché molto avanti con l’età. Ma possono muoversi, seppur lentamente. Sappiamo dunque dove andare?

Più a nord. Molto vicino a quello che era il villaggio di Guinan. Dovremmo arrivare in massimo una settimana di cammino. Lì troveremo le informazioni che stiamo cercando.

Benissimo, mi metto all’opera. Ti vedo stanco Isao…

Lo sono. Molti di loro (indica altri estranei vicini) mi vedono come una guida, ma non è quello che posso e voglio essere. Ma è inutile parlarne ora. Prepariamoci.

Terre di nessuno, a qualche miglio dalla carovana, sedicesimo giorno del dodicesimo mese, ciclo 1345

“Ma non serve che tu mi dica quello che devo fare! Sono le stesse tracce e simboli che compaiono da giorni! Pericolo.. creatura… sentiero..”

“Tu non ti fidi delle mie percezioni. Continui a guardare il fango.. ti dico che basta ascoltare l’aria per capire che c’è qualcosa che non va. Dovresti darmi retta..”

“Che cosa succede?”

Le due giovani voci che si stavano scaldando vennero interrotte da una più profonda e roca. Il vecchio druida arrivò vicino ai due litiganti.

“Killian non capisce che è nel linguaggio che possiamo avere delle risposte certe. Che Gea ci parla. Ma cosa ne può sapere, riesce solo a lanciare fiamme nel momento sbagliato…”

“Dimmi, perchè ritieni che Isao abbia mandato noi tre per questo compito?

Il giovane druida Natus scrollò le spalle torvo.

“Vedi, Shinji, non è sbagliato quello che intendi. Gea ci parla attraverso i suoi simboli. Per noi hanno un significato, è vero. Ma il saper ascoltare qualcosa non significa necessariamente conoscerlo a fondo. Per quello occorrono anni di pratica, esperienza… e tolleranza. E l’esperienza passa anche attraverso la comprensione della Manipolazione, come… parte del disegno di Gea.”

Si rivolse poi al Ne Mu Ji, che assisteva in disparte.

“L’energia che tu accumuli e rilasci ha un significato, per Gea. Tutto ciò che ci circonda lo ha. Solo insieme possiamo comprenderlo veramente.”

I due si guardarono con imbarazzo, per poi tornare ad ascoltare le parole del vecchio saggio.

“Dunque, sembra che avremo a che fare con uno Shinde… meglio avvisare i guerrieri della carovana. Se non aveste perso energie a discutere, forse ci sareste arrivati prima di questo vecchio stanco.”

Lande Esterne – ottavo giorno del dodicesimo mese del ciclo 1345

Fa freddo.
 Inutile pensarci, amico mio. I combattenti si stanno tenendo in forma?
 Facciamo il possibile, contro gli spifferi di vento e la noia. Tutti i popoli si aiutano, o almeno ci provano.
 Ottimo, Isao ne sarà lieto, mentre Aranja è sempre pensierosa.
 Non è semplice accettare la morte di una sorella e di un padre, lo sai.
 Vero, a volte forse dovrei essere meno razionale, non credi?
Forse. Cosa sta aspettando il vinaiolo Natus per farci ripartire? Tu ci parli ogni tanto.
 Un segnale. Credo si sia messo d’accordo con un contatto che è probabilmente in ritardo.
Questo è male, non possiamo svernare qui.
 Lo sa benissimo, infatti è nostro compito tenere alto il morale degli altri. Io preparerò una succulenta Mame ka Supu, tu pensa allo Sveppir, abbiamo ancora dei funghi per una occasione speciale.
Capisco, cercherò di spargere il loro buon profumo per tutta la capanna.
 Saggia scelta amico mio.
 Certo certo. Tu tira fuori del Saida alle pere. So che ne hai e ti converrà condividerlo. – l’attempato Solitor sorride come un gatto delle nevi sornione.
E’ forse un ricatto?il Natus un po’ rubicondo gli sorride di rimando e gli tira una amichevole pacca sulla spalla sinistra.
 
E così inizia una nuova sera tra gli Estranei nelle lande esterne…

Lande Esterne – Ventesimo giorno dell’undicesimo mese del ciclo 1345

Messaggio di Isao affisso su una bacheca di legno in modo che tutti possano leggerlo.

Come tutti dovreste sapere, abbiamo trovato questa specie di vecchia stalla dismessa, fatta di mattoni e metallo e, con i dovuti aggiustamenti potrà farci da casa per qualche giorno.

Siamo un gruppo di quasi cinquanta persone e non è semplice muoversi tutti insieme, soprattutto con malati e feriti, che guariscono in modo progressivo ma lento.

La stagione poi sta diventando dura, fredda e ventosa. Siamo tutti stanchi e dobbiamo rifiatare, riposare. La nostra condizione però ci costringe a tenere sempre gli occhi aperti.

Fortunatamente non abbiamo subito né attacchi né agguati. Nessuno ci sta seguendo e queste terre sembrano abbandonate e prive di interesse di alcun tipo. È solo una terra di passaggio, che ci porterà nuova conoscenza e quella speranza che tutti noi desideriamo ardentemente.

So che non tutti credete che la scelta fatta sia stata la migliore. Non possiamo essere una famiglia e non dobbiamo andare sempre nella stessa direzione. Ma io credo che insieme siamo più forti e che capiremo chi siamo, in modo da poter tornare a casa senza mettere in pericolo anche i nostri cari che non sono chiamati “Estranei”.

Vi chiedo dunque di cercare di superare diffidenze e differenze, e condividere questa esperienza con gli altri vostri compagni di viaggio. Intorno al fuoco saremo tutti diversi e uguali insieme, io credo.

Aranya organizzerà le ronde per proteggerci e presto dovremo inviare qualche coraggioso a vedere se la strada verso il villaggio di Guinan sia sicura. Non dovrebbe mancare molto, a seconda delle informazioni in nostro possesso, circa dieci giorni di cammino. Forse quindici.

Altri volontari andranno in cerca di cibo per tutti, perché le scorte stanno arrivando al limite di sicurezza.

Alcuni invece distribuiranno vestiti e mantelli di lana che abbiamo portato con noi nei carri; ci sono inoltre delle coperte ispide, ma calde. Ricordiamoci di dare priorità ai malati, ma dovremmo averne per tutti.

Siamo anche in attesa di accogliere un nuovo piccolo gruppo di estranei che sono riusciti a salvarsi e mettersi in contatto con noi.

Vi ringrazio, Isao.”

Il vecchio ma fiero solitor finisce di leggere e poi sbuffa, cercando un interlocutore sicuro ai suoi dubbi.

Ragazzo, tu si, proprio tu. Sono appena arrivato. Ho solo una domanda e spero che la tua risposta sia affermativa. Cerco un giovane Solitor di nome Jakko. Dimmi che è qui con voi. Sono suo nonno.

Carovana in viaggio – ventottesimo giorno del decimo mese , Ciclo 1345

Si è prossimi al tramonto di un’altra giornata di viaggio attraverso lande ignote.

La carovana, composta da quattro carri, si è fermata per consentire di formare un cerchio di tende allo stile dei Furenter, attorno a cui vengono posti i carri a protezione. Viene acceso un falò centrale e fiaccole per tenere lontane fiere e bestie mostruose.

Tutti coloro che hanno un’arma si prestano per fare turni di guardia, mentre il fabbro si mette a disposizione per la cura delle lame. Coloro che non sapevano usare un’arma, fino ad oggi, sono solleticati dall’idea di imparare. Costretti a dormire fuori da grotte o costruzioni, ognuno lo affronta a modo suo: chi stringendo ricordi dei propri cari, meditando inalando dell’incenso, guardando le stelle, oppure cingendosi la vita di una fusciacca color dell’oro e dormendo nel carro.

Secondo i calcoli e le informazioni che hanno in mano, dovrebbero essere giunti a metà del viaggio per arrivare a Guinan, ma i monti che fanno di riferimento per svoltare poi a destra rimangono ad almeno dieci giorni di cammino.

La consapevolezza raggiunge i cuori come una doccia gelata. Il viaggio sarà molto più lungo. Trenta giorni, almeno. Viene tracciato il percorso sulla mappa, qualcuno annota i posti scoperti finora, così da aggiornarla in futuro.

Già, quale futuro?
Il parlottare tra le varie persone fa emergere dubbi e ovviamente… paure.

Tornare indietro è fuori discussione, va ripensato il viaggio per fronteggiare pericoli, intemperie e prime necessità. Le scorte sono ancora bastanti, e fortunatamente tra i beni dei viandanti vi è almeno un çatal, che consente di scovare falde acquifere pulite per rifornirsi. Procurarsi il cibo al momento non è un problema e ognuno porta le proprie conoscenze per ottimizzare al meglio le scorte.

Una delle tende è preposta ad infermeria, per tutti coloro che erano prigionieri della base e sono stati portati in salvo; molti sono allo stremo delle forze, hanno bisogno di cure accurate che il viaggio in carovana consente soltanto alla sera. Stanchi, emaciati, e denutriti, i Prana non sanno dire con certezza se e chi sopravviverà di coloro che sono stati liberati.

Giunge il primo turno di guardia, la notte cala come un manto scuro spegnendo il sole e accendendo le stelle su di una landa sconosciuta. La tensione è palpabile, a volte le differenze culturali emergono, ma alla fine ciò che prevale è l’istinto di sopravvivenza. Qualcuno poi ha generosamente bollito del vino sul fuoco, aggiungendo una spezia profumata. Un Natus, incredibilmente, porta delle tazze di legno con la bevanda calda a coloro che fanno la guardia.

L’alba infine sorge, come un sospiro di sollievo, mentre tutto si rianima, pronti per un nuovo giorno di cammino.