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Storia2018-08-14T11:11:16+00:00

LA STORIA FINO AD ORA

Questa è la storia del Pianeta Andor per come i Popoli Periferi la conoscono e ricordano…

IN PRINCIPIO CI FU LA GRANDE ESPLOSIONE

Le leggende narrano che il giorno in cui accadde la Grande Esplosione si levò una colonna dai mille colori, oltre i picchi innevati, alta fino al cielo, seguita da un enorme boato che costrinse tutti a tapparsi le orecchie; poi, un silenzio inquieto segnato dall’assenza di alcun cinguettio o gracidio… Il vento si levò ululando, sanguinario, divelse numerosi alberi, scoperchiò le abitazioni, ferì le persone con schegge di vetro; la terrà tremo, le case crollarono, i pozzi d’acqua divennero inservibili.
Subito dopo vi furono le Guerre tra le Cittadelle, per contendersi le risorse di cibo e medicamenti che ciascuna aveva per sé, e che ognuna voleva sottrarre all’altra; in questo modo, anche a causa di nuove e sconosciute malattie, gli insediamenti iniziarono a spopolarsi, mentre pian piano la vegetazione si insinuava, sempre più insistentemente e con comportamenti aggressivi verso chi cercava di confinarla.
Ne seguì la “Migrazione della Speranza”: alcuni decisero di abbandonare le loro case, ormai sguarnite di cibo, per cercare risorse in altri territori.

Fu così che nacquero i Nuovi Popoli Periferi.

I NUOVI POPOLI PERIFERI

La Migrazione della Speranza è il primo e unico esodo che le menti possano ricordare, di cui è stata tramandata la storia di generazione in generazione, dato che non vi sono scritti di quell’epoca, persi nella distruzione che seguì la Grande Esplosione.
Per numerosi cicli i fuggiaschi furono costretti a sopravvivere, prima che a vivere; non avevano rifugi, mezzi, e neppure conoscenze. Erano bimbi spauriti che non sapevano come fare un fuoco, perciò temevano la notte come la morte. Finché, a qualcuno di loro non venne un’intuizione e seppe come accendere una fiamma; lo insegnò agli altri, lo incise su di una roccia, e non lo dimenticò.
Difatti l’altro problema legato alla Grande Esplosione, era proprio la memoria; allora, molto più di adesso, le persone scordavano gesti e mestieri che sapevano fare fino a pochi momenti prima. Quindi, cominciarono a scrivere tutto ciò che rammentavano, ad insegnarlo agli altri, di modo che quelle conoscenze non andassero più perdute.
Pian piano, molto lentamente, i Periferi costruirono piccoli villaggi, soprattutto per difendersi dalle fiere notturne che li braccavano e non temevano particolarmente i loro tremuli falò. Si adoperarono per costruire delle armi rudimentali, che andavano bene sia per falciare il fieno, che per tagliare gole, ma che non venivano usate per liane o fronde.

La natura – conosciuta con il nome di GEA – poco dopo la Grande Esplosione aveva iniziato ad essere infestante; alberi, erba, rampicanti, liane, a seconda del territorio ve n’era una presenza sempre più massiccia, costante ed invasiva, ovunque lo sguardo si posasse. Qualcuno aveva tentato di arginare questa lenta e inesorabile “invasione verde” con lame ed incendi, ma gli incauti che avevano tentato erano morti con aghi conficcati nella pelle e soffocati da radici attorno al collo.
Con il passare del tempo, il carattere di GEA andò ammorbidendosi, come se l’entità naturale avesse trovato un proprio equilibrio con i Nuovi Popoli Periferi, i quali iniziarono a prendersi gentilmente dei piccoli fazzoletti di terra per coltivare ortaggi, e ad allevare qualche vacca o pecora.
Nessuno mangiava carne, perché le leggende narrano che chi se ne fosse cibato sarebbe impazzito completamente (perché accedeva ad una conoscenza che la mente semplice non poteva contenere) oppure sarebbe stato ferocemente punito da GEA, perché aveva osato nutrirsi dei Figli di Andor.

IL TERRITORIO DEI POPOLI PERIFERI

Dopo la Migrazione della Speranza le poche genti sopravvissute al massacro delle guerre, alla fame ed alle malattie, iniziarono a spostarsi a Sud delle Cittadelle Perdute, in direzioni diverse; con il passare dei cicli, villaggi e paesi sorsero in vari territori al di sotto dei picchi innevati.
A causa di GEA, però, ogni conglomerato era abbandonato a sé stesso, gli unici rapporti intrattenuti erano quelli che consentivano di viaggiare in giornata, senza affrontare l’oscurità. Si procedeva solamente di giorno, aiutati dalle proprie gambe, da qualche docile animale o da rudimentali carretti di legno.
Per centinaia di cicli, quindi, i Periferi vissero isolati gli uni dagli altri, intenti soltanto a sopravvivere ed imparare nuovi mestieri.
Fu così che, a seconda del clima e della zona dove abitavano, si differenziarono gli uni dagli altri per abitudini, tradizioni, credenze, perfino nei tratti del volto; si venne a sapere che vi erano altre popolazioni, con altri modi di fare e di vivere, perché qualche coraggioso – o incosciente, che dir si voglia – iniziò a spostarsi, cercando di trovare un riparo per la notte che lo proteggesse dalle fiere assetate di sangue.
Un centinaio di cicli fa i Periferi iniziarono lentamente a cercare di ripulire le vecchie strade, scoprendo che collegavano più parti delle zone abitate; man mano che un sentiero si liberava, potando gentilmente le radici e i rami, venivano erette quelle che tutt’oggi si chiamano le “Locande di Mezza Via”, ostelli e taverne che consentono ai viaggiatori di fermarsi al calar del sole per riprendere il viaggio con la nuova alba. Di conseguenza si crearono dei collegamenti commerciali tra le Terre Perifere, che permisero alle genti di comunicare tra di loro, rompere lo stato d’isolamento definitivamente, iniziare a barattare merci e frutti di GEA.
Fu in questo periodo che vennero dati per la prima volta nomi ai territori occupati, in base al popolo che ci viveva; nonostante ciò non esistevano confini precisi e vi erano villaggi in cui abitavano persone con tratti e tradizioni differenti.

LA CITTADELLA DI METALLO

Qualcuno ancora vive oltre i Monti Aeland, in quella che è definita la Cittadella di Metallo; è chiamata così perché le persone che arrivano da quella lontana città scendono da grossi uccelli di ferro, vestite di grandi mantelli blu o grigi, il volto coperto da Maschere Metalliche.
Arrivano, sulle Ali di Ferro, preannunciati da un grande frastuono; scendono armati di strani archibugi sconosciuti, silenziosi e temibili. Questi “soldati” sono strani, diversi, di cui non si conoscono i tratti del viso, ma il loro Capitano (così si fa chiamare) conferisce solitamente con il capo-villaggio, per cui è noto che parla la lingua dei Periferi, sebbene l’intonazione sia strana e inespressiva.
Pretendono tributi in Haido, ma soprattutto vogliono rottami che per noi non hanno nessun valore; certe volte il tributo si trasforma in scambio, e ci vengono dati qualche abito, delle sementi, o delle gemme. Alcune tribù usano invece il ciarpame come protezioni, che quindi non cedono volentieri alle Maschere Metalliche.

GLI ESTRANEI

Circa una decina di cicli fa, sulla pelle di alcuni Periferi, comparve uno strano segno, dalla forma sinuosa e stilizzata, come un tatuaggio.

Da quel momento, nulla fu più come prima; i cerusici cercarono di capire se fosse il sintomo di una nuova malattia, mettendo in quarantena i poveri malcapitati a cui era apparso. Una volta determinato che no, non era un morbo, coloro che portavano il simbolo furono oggetto di studio dei luminari nei propri villaggi; si cancellava? No, non si cancellava. Così, qualcuno asportò il lembo di pelle in cui il marchio era presente, ottenendo che il tatuaggio riapparisse dopo poco, in un’altra parte del corpo.
La fase successiva fu scoprire che chi aveva il segno possedeva nuove capacità; non come quelle dei Manipolatori, ma più semplicemente godeva di nuove conoscenze, a volte anche ordinarie, che poco prima non aveva.
Qualcuno tra i Druida approfondì lo studio del simbolo, appurando che aveva un significato specifico: “ESTRANEO”

Divenne quindi usanza comune denominare i portatori del marchio Estranei; ogni popolo reagì diversamente a questa nuova presenza, in base alla propria cultura ed appartenenza.

EPISODIO ZERO – Il Castello tra le Nuvole

“Noi siamo quello che vediamo, che sentiamo, che amiamo, che abbiamo perso, che sogniamo, e ciò non ci rende diversi o speciali.
Ci rende semplicemente Noi stessi. 
Giunge sempre quel giorno, in cui tutto cambia; non fingere di essere sorpreso, perché una parte di te già sapeva. Dovrai lasciare le tue certezze per una nuova, difficile avventura. 

Sai che non sarai solo, perché senti di non esserlo, mai. Oltre a quello che vedi c’è molto di più e non puoi più ignorare quelle voci lontane, sempre più vicine… quelle voci ti riveleranno chi sei Tu, veramente.”