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Popoli2018-11-07T13:13:30+00:00

I Popoli di Andor

NATUS

I Natus vivono nel territorio Shenzhou: hanno un’indole naturalmente gioviale, è gente di compagnia che ama molto conversare, intrattenere commerci e partecipare attivamente alla vita della comunità. Aborrono il conflitto e sono terribilmente superstiziosi. Vengono educati fin da piccoli ad essere gran lavoratori, abili coltivatori e versati nel valutare prodotti per il commercio; sono capaci di stordire di parole un interlocutore interessato ad un affare, perché ritengono la retorica del negoziato una vera e propria arte.

Adorano vestirsi di abiti colorati, per combattere il grigiore della nebbia di quelle terre…

Nella pianura di Shenzhou ha sede il territorio Natus, al centro delle terre conosciute. Questa razza è particolarmente resistente a causa della struttura ossea più pesante del normale, che si traduce in un arco sopracciliare più pronunciato e in una piccola escrescenza frontale grande come un ciottolo di fiume. Tale conformazione fisica del volto permette loro di respirare agevolmente nonostante l’umidità proibitiva dell’aria della pianura. La pelle ha una colorazione che va dal rosa ai toni del marrone.
I Natus hanno un’indole naturalmente gioviale, è gente di compagnia che ama molto conversare, intrattenere commerci e partecipare attivamente alla vita della comunità. Adorano vestirsi di abiti colorati, per combattere il grigiore della nebbia di quelle terre, e ad alcuni colori viene associato un significato particolare; il giallo ed il verde ad esempio sono di buon auspicio nei viaggi.
Sono un popolo particolarmente fertile e prolifico: di media una donna avrà circa tre figli nell’arco della vita, e non necessariamente da uno stesso partner. Vige Infatti la concezione comune di famiglia allargata, con più relazioni intrecciate tra i membri del gruppo, guidato nell’amministrazione da un capofamiglia, sia esso donna o uomo.
Vengono educati fin da piccoli ad essere gran lavoratori, abili coltivatori e versati nel valutare prodotti per il commercio; sono capaci di stordire di parole un interlocutore interessato ad un affare, perché ritengono la retorica del negoziato una vera e propria arte. Di contro tendono a non vedere di buon occhio troppi cambiamenti, data la loro natura abitudinaria. Temono l’ignoto, non sono particolarmente curiosi se non per quel che riguarda qualche possibile beneficio della comunità, che sia riguardo alle coltivazioni o per la difesa dei villaggi. Per questo motivo tendono ad uno stile di vita stanziale e non si allontanano quasi mai dalla comune, se non per brevi tragitti. Per quanto possibile non disdegnano le comodità, ma non amano gli sprechi e non tendono all’accumulo.
Tutti i villaggi hanno un coprifuoco serale, perché i Natus hanno una paura viscerale della notte. Hanno smesso di organizzare ronde esterne a causa delle continue sparizioni, e si limitano a presidiare i fuochi agli ingressi del villaggio.
Intrattengono frequenti rapporti con la Cittadella, a cui forniscono materiale – tramite le Maschere Metalliche – per timore di ripercussioni e per mantenersi collaborativi, almeno di facciata.

SOLITOR

I Solitor hanno patria nelle grotte dell’Altopiano Aeland. Hanno sviluppato con il decorrere dei cicli una straordinaria resistenza fisica alle avversità del clima rigido  e hanno affinato un agile ma possente fisico da scalatori per spingersi in luoghi pericolosamente impervi.
Sono Periferi silenziosi e pazienti come le montagne ove abitano; tendenzialmente pragmatici, vivono in piccole comunità schive e poco aperte ai membri esterni. Anche il loro aspetto esteriore rimane peculiare, sono infatti dotati di una pelle bianchissima, ma la fronte ed il volto sono attraversati da simboli tribali che hanno fin dalla nascita, naturalmente…

Nell’altopiano Aeland ha patria il Popolo Perifero Solitor. Il rigido clima delle montagne ha reso gli abitanti di queste zone in grado di sfruttare il poco ossigeno rarefatto; anche il loro aspetto esteriore rimane peculiare: sono infatti dotati di una pelle bianchissima, ma la fronte ed il volto sono attraversati da simboli tribali che hanno fin dalla nascita, naturalmente.
Essi hanno sviluppato con il decorrere dei cicli una straordinaria resistenza fisica alle avversità del clima rigido, e hanno affinato un agile ma possente fisico da scalatori per spingersi in luoghi pericolosamente impervi e guadagnare i materiali più preziosi, frutti, funghi e radici commestibili. Sono ovviamente instancabili camminatori, abituati a percorrere lunghe distanze su pendii molto ripidi, anche se cercano sempre di trovare un rifugio sicuro nella propria caverna prima che cali il sole. Questo addestramento naturale e i pericoli celati nelle montagne gli ha consentito di guadagnare una notevole abilità nel combattimento, prediligendo armi di una certa lunghezza. Quando anche un solo passo falso può significare la caduta e la morte, si impara per sopravvivenza l’arte della concentrazione: i Solitor sono abili nel focalizzarsi molto attentamente sulle proprie azioni immediate, raggiungendo un notevole livello di attenzione mentale e uno stato di allerta dei propri riflessi corporei.
Hanno trovato modo di sfruttare la loro indole ingegnosa e creativa per applicarsi a sopravvivere in questo territorio a grande altitudine, sono difatti molto abili a raccogliere le poche risorse disponibili, in mancanza di coltivazioni. Sono maestri nel riconoscere, scavare ed utilizzare minerali, rocce e metalli, presenti nei Monti in cui sono le proprie grotte; sono inoltre esperti nel raccogliere e riconoscere le erbe per un immediato utilizzo, anche se non hanno una grande tradizione di studio per la miscela delle stesse.
Il legno degli alberi di montagna viene non solo utilizzato come indispensabile combustibile, ma anche come materiale da intaglio per oggetti di uso comune e decorazioni; ad ogni utilizzo di legno fresco, viene fatta però un’offerta all’albero che viene reciso, in segno di rispetto e ringraziamento a GEA.
Sono Periferi silenziosi e pazienti come le montagne ove abitano; tendenzialmente pragmatici, vivono in piccole comunità schive e poco aperte ai membri esterni. Abituati a causa delle dimensioni delle grotte a convivere a stretto contatto con poche persone, faticano a permanere all’interno di grandi gruppi; a causa della loro bassa fertilità, tuttavia, si organizzano per combinare matrimoni con altri Solitor delle caverne vicine per garantire alla comunità figli sani e forti.
Non amano avventurarsi fuori dai costoni durante le ore notturne, ma conoscono bene le stelle, perché dalle abitazioni sulle montagne in cui vivono è possibile godere di un’ottima visuale della zona circostante e del cielo notturno. I fuochi di notte rimangono sempre accesi, e non mancano i turni di guardia con le storie degli Skald per farsi coraggio.

NE MU JI

Il popolo dei Ne mu ji ha trovato casa da lungo tempo nel territorio di Tìr Nan di cui si identificano protettori e Guardiani. Il loro rapporto con GEA è infatti molto profondo e intimo. Si distinguono nettamente dal resto della popolazione di Andor per via della pelle verde/bluastra ed una sottile placca ossea grigia sulla fronte, percorsa da linee geometriche del colore dell’acqua viva.
Hanno un animo scherzoso, uno spirito tagliente e sempre pronto alla battuta, ma nell’esprimersi sanno essere anche pacati e molto riflessivi; sono naturalmente portati per il ragionamento logico ed il pragmatismo, mentre fisicamente dotati in genere di straordinaria agilità e di ottimi riflessi…

Il popolo dei Ne mu ji ha trovato casa da lungo tempo nel territorio di Tìr Nan. Questo ambiente è formato principalmente da boschi e fiumi, di cui i Ne mu ji si identificano come protettori e guardiani. Il loro rapporto con Gea è infatti molto profondo e intimo, ed essi nel tempo hanno costruito un grande senso di appartenenza e comunione con la natura. Tendenzialmente di corporatura minuta, sono dotati in genere di straordinaria agilità e di ottimi riflessi da osservatori ed esploratori, inoltre il loro sistema immunitario è assai più resistente del normale. Si distinguono nettamente dal resto della popolazione di Andor per via della pelle verde/bluastra ed una sottile placca sulla fronte percorsa da linee geometriche dal colore dell’acqua viva.
La loro resilienza li rende in grado di assumere carne senza risentire particolarmente degli effetti negativi. A causa dell’oscurità presente nell’ambiente boschivo, la piena luce del sole può avere l’effetto di disorientarli momentaneamente. Sono dotati di un sonno leggerissimo, in sostanza di notte vivono in uno stato di dormiveglia perenne, che li rende estremamente reattivi in caso di pericolo. I Ne mu ji hanno un animo scherzoso, uno spirito tagliente e sempre pronto alla battuta, ma nell’esprimersi sanno essere anche pacati e molto riflessivi: il tempo nella foresta scorre quasi più lentamente, la percezione non è data dai moti del sole ma da impercettibili eventi naturali che solo un osservatore attento è in grado di cogliere.
Per sopravvivere gestiscono piccole coltivazioni, anche se per la maggior parte del sostentamento vengono raccolti i prodotti del bosco. Sono ovviamente abili a riconoscere e mescolare le erbe e altri prodotti naturali dalle proprietà curative o venefiche. Barattano normalmente con i Natus i frutti della foresta per ottenere cibo delle loro campagne. Nel loro ambiente non temono la notte, anche se organizzano lo stesso delle ronde notturne con l’ausilio di fuochi fatui. I Ne mu ji si considerano generalmente un popolo molto portato per il ragionamento logico e il pragmatismo. Anche se non amano la manipolazione, se la situazione lo richiede scenderanno a compromessi per ottenere quello che vogliono. Non sono un popolo guerrafondaio, tuttavia si allenano costantemente nell’eventualità in cui uno scontro dovesse essere necessario per garantire la loro sopravvivenza. Affrontano ogni aspetto della vita con una reattività estrema, e perciò anche se non saranno mai i primi ad impugnare le armi, saranno sicuramente pronti a rispondere ad ogni minaccia per la propria razza.
I Ne mu ji non intrattengono minimamente i rapporti con gli abitanti della Cittadella. I tentativi di entrare nella foresta da parte loro sono per la maggior parte falliti o si sono conclusi nel sangue. Quando accade che ritrovino dei resti della tecnologia del passato, preferiscono consacrarla a GEA ed utilizzarla per la difesa del proprio territorio, piuttosto che consegnare tutto a coloro che arrivano su Ali di Ferro. I boschi di Tìr Nan rimangono in ogni caso inaccessibili a chiunque non sia della popolazione locale: persino i regolari scambi commerciali con i Natus avvengono sempre al limitare della foresta.

FURENTER

Nel territorio Koraka, un’arida landa desertica fatta di sabbia e roccia, è stanziato il popolo dei Furenter: gli individui di questo popolo appaiono come Andoriani dalla pelle marrone/arancio, cosparsi di macchie tartarugate scure sulla fronte e sulle mani, con protuberanze longitudinali lungo i lati del viso.
I Furenter sono un fiero popolo guerriero istintivo e determinato, con un grande senso dell’Onore; sono dotati di un temperamento aggressivo e pronti a lottare con ogni mezzo per sopravvivere in quel deserto che è la loro patria.
Quando cala la notte, i Furenter si organizzano per i turni di guardia e proteggono il perimetro con un cerchio di pietre che brillano ai raggi lunari…

Nel territorio Koraka, un’arida landa desertica fatta di sabbia e roccia, è stanziato il popolo dei Furenter. Gli individui di questa razza appaiono come Andoriani dalla pelle marrone/arancio, cosparsi di macchie tartarugate scure sulla fronte e sulle mani, con protuberanze longitudinali lungo i lati del viso. Queste protuberanze, chiamate Katua, sono abbastanza morbide al tatto, perché hanno la funzione di accumulare acqua e sostanze che servono per la sopravvivenza sotto il sole cocente.
La corporatura media, non troppo massiccia, non impedisce ai Furenter di essere un fiero popolo guerriero: istintivi, determinati e con un grande senso dell’onore, sono dotati di un temperamento aggressivo, pronti a lottare con ogni mezzo per sopravvivere in quel deserto che è la loro patria. Il rapporto tra le tribù infatti è contraddistinto dalla guerriglia che determina la supremazia di una tribù piuttosto che di un’altra; ovviamente, le alleanze non sono infrequenti.
Il clima arido e le poche risorse sul territorio li hanno resi un popolo nomade di raccoglitori dei frutti di GEA, che si sposta di oasi in oasi quando perdono la battaglia per il controllo della stessa, che vive delle scarse coltivazioni che queste possono fornire e mantiene solo pochi allevamenti di ovini e cavalli. Per i Furenter mangiare carne animale è possibile, ma solo in quantità molto limitate perché porta alla pazzia.
La società Furenter ha una struttura matriarcale, organizzata in tribù familiari e villaggi, tant’è che la crescita dei figli è affidata ai padri, che seguono fin dalla tenera età.
Quando cala la notte, i villaggi si organizzano per i turni di guardia e proteggono il perimetro con un cerchio di pietre che brillano ai raggi lunari, materiale molto ambito che si ottiene dalle miniere presenti nei monti a sud del deserto. Per mantenere il controllo delle miniere servono armi, e per questo i Furenter sono sempre pronti a barattare qualsiasi cosa considerino materiali utili per produrre i famigerati martelli chiodati e le loro spade dal profilo ricurvo, taglienti e spietate.
Le tribù hanno persino conservato dai tempi passati preziosi reperti risalenti probabilmente alla Grande Esplosione, fucili e altre armi degli antenati, custoditi gelosamente e riparati con materiali di fortuna.
Per quanto riguarda i rapporti con le altre razze, i Furenter operano qualche scambio commerciale con gli Exit, il popolo della foresta, e sono ambivalentemente sfruttati o temuti a causa della loro indole guerriera. I Periferi di Koraka inoltre non intrattengono buoni rapporti con la Cittadella, perché i rottami che le Maschere Metalliche desiderano vengono utilizzati dai Furenter come protezioni di fortuna per coprire spalle, torso e gambe. Tempo addietro le Maschere Metalliche giunsero sul deserto trasportati da Ali di Ferro per chiedere tributi, ma precipitarono sulle dune di sabbia, levando grande polvere e fuoco; i Furenter, coraggiosi e stanchi delle loro visite li attaccarono, cacciandoli dalle loro terre e riducendo Ali di Ferro in pezzi, razziando tutto ciò che vi era all’interno. Da quel momento i rapporti con la Cittadella si sono interrotti.

EXIT

All’interno del territorio chiamato Yagmur si trova una fitta foresta pluviale in cui vive il Popolo Perifero degli Exit. Questa razza si è adattata fisicamente e socialmente per sopravvivere nella zona; gli Exit infatti sono individui  dotati di un eccellente equilibrio e di rapidi riflessi. La loro pelle tende al rosso mattone e la caratteristica fisica principale che li differenzia dagli altri popoli di Andor è la presenza dei Ganghlia, piccoli bargigli ai lati del volto tra tempie e guance, che agiscono come sensori per l’equilibrio.
Le difficoltà ne hanno fatto un popolo opportunista, con un senso dell’etica adattabile alla necessità. Curiosi e affamati di conoscenza, amano gli enigmi…

All’interno del territorio chiamato Yagmur si trova una fitta foresta pluviale in cui vive il Popolo Perifero degli Exit. Questa razza si è adattata fisicamente e socialmente per sopravvivere nel clima tropicale della zona; gli Exit infatti sono individui tendenzialmente di corporatura media, ma dotati di un eccellente equilibrio e di rapidi riflessi, soprattutto a causa dell’ambiente pregno di difficoltà.
La caratteristica fisica principale che li differenzia dagli altri popoli di Andor è la presenza dei Ganghlia, piccoli bargigli ai lati del volto tra tempie e guance, che agiscono come sensori per l’equilibrio ed acuiscono i sensi, permettendo loro di accorgersi rapidamente dei pericoli della foresta. La loro pelle tende al rosso mattone, inoltre la perenne condizione di ombra nella foresta ha reso i loro occhi maggiormente fotosensibili alla luce diretta del sole.

Le difficoltà di sopravvivenza tuttavia ne hanno fatto un popolo opportunista, con un senso dell’etica adattabile alla necessità. Curiosi e affamati di conoscenza, amano gli enigmi: si considerano tendenzialmente più scaltri e acuti di ogni altra razza, e utilizzano le loro doti per cercare cristalli, e trarre il maggior vantaggio possibile da ogni situazione di scambio e commercio. Sono individui con un’aperta socialità, spesso molto loquaci, che ben si prestano a ruoli mercantili.
Vivono in villaggi isolati e costruiti con il legno della foresta, di cui sono abili intagliatori e artigiani; il territorio non permette quasi nessuna coltivazione, e per questo gli Exit sono diventati grandi raccoglitori di frutti, semi e piante della foresta: in particolare il miele è considerato un vero e proprio “oro liquido”, prezioso per le sue proprietà nutritive elevate. Imparano fin da subito ad arrampicarsi sugli alberi più alti per raccogliere ogni elemento utile alla sopravvivenza della comunità.
Gli Exit sono indubbiamente molto percettivi verso GEA, per cui nutrono un profondo rispetto; secondo tradizioni a lungo tramandate dagli antenati, gli Exit ritengono che il giorno sia di dominio degli uomini, mentre al calare delle tenebre il regno della foresta spetti agli animali: per questo motivo non si allontanano mai dal villaggio dopo il crepuscolo, salvo questioni di vita o di morte. Non sono infatti un popolo di spiccate doti guerriere, preferiscono sfruttare alleanze e collaborazioni con razze più bellicose in caso di necessità, come ad esempio i Furenter.